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GRAMSCI OVVERO IL REVISIONISMO STORICO E LA NON CONOSCENZA DELLA STORIA

In questi ultimi due mesi sono state scritte e pubblicate cose inverosimili, senza fondamento e anche offensive su Gramsci.
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Certamente ognuno è libero di formulare nuove tesi, proporre nuove interpretazioni ma la storia è conoscenza e onestà intellettuale, pertanto l'immaginazione o l'invenzione teorica devono restarne assolutamente escluse.
Non credo sia in atto una sorta di complotto, né voglio invocare censure ma il costruire la storia con citazioni o fatti isolati, estrapolati dal contesto storico (come gli scritti di Gramsci del 1916 in piena lotta pro o contro la guerra) significa costruire una narrazione extra-storica, e realizzare un'operazione di incultura storica.
No. Gli studiosi e gli storici non possono procedere in questo modo. In mancanza di documenti - persi, distrutti o non ancora trovati - non si può teorizzare che l'immaginazione sia autorizzata a percorrere le più disparate direzioni.
Il Gramsci dei Quaderni è e resta oggi il pensatore italiano più studiato nel mondo per l'ampio respiro della sua analisi e delle sue idee.
Certamente non fu interventista, non fu incarcerato da Togliatti, che anzi lo farà conoscere al mondo con la pubblicazione dei Quaderni a partire dal 1948, mai si compromise con il fascismo e morirà proprio perché dimenticato nelle galere fasciste in una situazione psicofisica logora oltre ogni dire - colpito da emotisi, tubercolosi, arteriosclerosi e attacchi psicotici -, lasciandoci un luminoso esempio di vita di intellettuale e politico.

Alberto Scanzi

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